La prima manifestazione contro il Wto, a Seattle nel 1999, ha riempito le prime Pagine dei giornali per giorni e giorni. Oggi che a Ginevra gli Usa ne hanno decretato la fine la notizia è stata considerata degna di poche righe nelle pagine interne. Eppure si deve ricordare che il percorso iniziato 7 anni fa mirava proprio a questo, alla chiusura dell’ingiusta trattativa per imporre le regole volute dagli stati più forti a tutti gli altri...
La fine del Wto non può che essere accolta con soddisfazione da quanti in questo anni hanno visto in quell’organismo solo un aspetto importantissimo per le politiche neoliberiste degli Stati Uniti e dell’Europa. Non è vero, come insinua qualche politico in malafede, che il liberismo del Wto abbia portato in questi anni ad un miglioramento della situazione dei apesi poveri anzi, le differenze sociali ed economiche sono divenute abissali tra i paesi del cosiddetto primo mondo e gli altri. Non solo. Anche negli stessi paesi “ricchi” il neoliberismo ha aumentato le differenze tra le classi più agiate e le altre e la povertà sta colpendo sempre più persone, rendendo problematica la vita di individui che appartenevano, fino a poco tempo fa, a categorie con livelli di vita decorosi.
Gli oppositori del Wto sono consci che i paesi poveri saranno comunque sotto il ricatto dei paesi più forti, per quanto riguarda la possibilità di esportare i loro prodotti senza dover cedere alle assurde pretese di quelli più ricchi, ma almeno ci sarà la possibilità di rifiutare regole estremamente ingiuste come quella di dover accettare senza opporsi le sementi Ogm, utili solo alle multinazionali che le producono e che sono le prime sostenitrici della loro diffusione.
Inoltre, come dimostra l’Argentina, per i paesi poveri è più facile garantire livelli sopportabili di indigenza e anche uscire dalle crisi più profonde, facendo affidamento sulle proprie forze e su sistemi democratici di amministrazione piuttosto che accettare i consigli e i soldi delle nazioni ricche che li usano per imporre sistemi economici utili solo a loro stesse.
Per quanto riguarda il pericolo di accordi ingiusti bilaterali tra nazioni forti e deboli può indurre fiducia il fatto che il clima politico internazionale sta cambiando, basta osservare quello che avviene in un continente come il Sud America, e le nazioni finora sottomesse ai voleri dei poteri forti si stanno affrancando e saranno sempre più determinate nel fare fronte comune per non perdere sovranità.
Enrico Moriconi
Note:
Per chi volesse approfondire con un articolo del Manifesto del 25/07/2006 cliccare qui.