Abbiamo pubblicato sul sito dei Veterinari per i Diritti Animali un
allarmante articolo apparso su LA NUOVA SARDEGNA il 19/10/06 nel quale si legge che diversi sindaci dell'isola sono pronti a sopprimere migliaia di cani dei canili per una supposta ferocia di alcuni cani randagi che si sono resi colpevoli dell'uccisione di qualche preziosa pecora (parafrasando
George Bernard Shaw si può dire che se un uomo uccide una pecora è per gusto e necessità persino umanitaria, se lo fa un cane è per ferocia) . Qui di seguito la risposta di Enrico Moriconi come medico veterinario e come amministratore pubblico:
Come al solito prima non si fanno funzionare le leggi e poi le si vogliono abolire o, come in questo caso, snaturare.
Stiamo parlando della L.281 del 1991 quella sulla tutela degli animali d’affezione e la prevenzione del randagismo e del fatto che alcuni sindaci della Sardegna chiedano in questi giorni che i cani randagi possano essere soppressi, beninteso se sono pericolosi!
La legge 281, recepita poi un po’ per volta da tutte le Regioni - in Sardegna con la legge 21 del 1994- oltre che attribuire le varie competenze a Comuni, Regioni , Aziende Sanitarie, ha sancito alcuni principi basilari.
Uno di questi è proprio il diritto alla vita per i cani randagi. Prima della 281 infatti i cani o erano di proprietà o venivano soppressi dopo pochi giorni di ricovero in canile. Dal 1991 un cane ha diritto a vivere a prescindere dal suo status giuridico...
Negli anni, anche se un po’ a macchia di leopardo, si sono “risanati” i canili esistenti – come diceva la legge - se ne sono costruiti altri, sono aumentate le associazioni che si occupano del problema, la percezione generale del fenomeno è molto cambiata ma…. ma purtroppo le istituzioni non si sono mai veramente occupate di gestire il problema.
Gli enti che hanno fatto qualcosa (con eccezioni ben s’intende) si sono limitati a fare canili (spesso spendendo cifre ingenti per strutture discutibili) e a darli in gestione o a convenzionarsi con canili privati (spesso discutibilissimi) creando un affare sulla pelle degli animali che ha dirottato i pochi soldi pubblici nelle tasche di persone senza scrupoli il cui unico interesse è non far finire il randagismo.
La “prevenzione” di cui si parla nel titolo della legge è rimasta lettera morta eccezion fatta per le associazioni del volontariato animalista che hanno cercato a loro spese di sterilizzare e di fare cultura ed educazione, unici veri strumenti per arginare il fenomeno dell’abbandono e dei maltrattamenti.
La Regione Sardegna, per quel che ne so, non ha fatto eccezione, anzi!
Non si è fatta prevenzione e l’unica politica per i cani abbandonati, non più voluti, maltrattati è stata quella di ammassarli nei pochi canili esistenti dove, a seconda delle situazioni, pochi volontari si svenano per accudirli o vengono lasciati semplicemente lì a vegetare risparmiando sulle loro cure e il loro cibo per guadagnare il più possibile dalla loro presenza.
Sì è vero i cani nei canili stanno male e costano alla comunità ma cerchiamo una risposta seria al problema.
Perché quei sindaci che dicono di non voler spendere per mettere i cani in prigione non spendono per far sterilizzare i cani dei loro cittadini?
Perché questi sindaci non chiedono alla Regione che vista l’emergenza del soprannumero di cani vengano chiusi negozi ed allevamenti che li vendono?
Quali sono state le soluzioni adottate che alcuni sindaci definiscono “fallimentari”?
Come sta andando l’anagrafe canina e quali controlli vengono fatti sull’identificazione dei cani?
Perché non si promuovono seri corsi di educazione al rapporto coi cani per prevenire cattive gestioni e quindi futuri abbandoni?
Perché non si inizia seriamente e autorevolmente a spiegare a cacciatori e pastori che una cagna femmina sterilizzata può far bene, anzi meglio, il suo lavoro?
Perché la Regione Sardegna che pure ha avuto il merito di stanziare soldi per le sterilizzazioni non li stanzia in modo più mirato e non così inutilmente a pioggia.
Il grimaldello per smantellare la legge sul randagismo è rappresentato dai cani “pericolosi” ma chi li classifica pericolosi? In base a cosa? Quali conoscenze etologiche del cane ha chi li definisce tali? Pericolosa è la china verso la quale ci si avvia in questo modo che non farà che alimentare la zoofobia e giustificherà i comportamenti crudeli verso i cani colpevoli solo di essere stati abbandonati e spesso costretti a rinselvatichirsi per sopravvivere.
Questi sono solo alcune domande a cui prima anche solo di pensare a soluzioni drastiche le istituzioni locali dovrebbero rispondere.
Enrico Moriconi