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  Articoli & Riflessioni: Crisi ambientali e crisi sociali
Inviato da: Alex Arrigoni on Saturday, June 07, 2008 - 01:39 PM CET
 
 
L'ambiente

Latte versato per i campi (in spregio a chi potrebbe usufruirne gratuitamente) e pescatori in rivolta … mancano solo i bovini incolpevoli condotti per le strade per ricordare ai più distratti che le denunce, le critiche, i dubbi degli esperti sulle conseguenze dei problemi ambientali non erano parole al vento ma previsioni basate su rigorose osservazioni scientifiche.
Forse già prima dei pescatori e degli allevatori, le massaie si erano accorte che la crisi delle risorse disponibili – e del petrolio – influiva sulla borsa della spesa impoverendola perché, a parità di spesa si acquistavano meno prodotti. Si sa però che i rumori del popolo non producono grandi conseguenze mentre ben più attenzione hanno avuto le dimostrazioni di questi gironi delle categorie produttive...

Gli ultimi avvenimenti sono una dimostrazione che si è ormai in presenza di una crisi sociale che nasce su basi ambientali.
Anche se attualmente i temi ambientali sono presenti nei programmi di pressoché tutte le forze partitiche, in realtà le conseguenze indotte dal degrado dell’ambiente non sono tenute nella dovuta considerazione per quello che attiene alle conseguenze sociali che generano.
La “nuova sinistra” non dovrebbe poter fare a meno di un’assunzione dei temi relativi inserendoli nel progetto politico: l’ambientalismo, in un’ottica di “nuova sinistra” non sarà solo la denuncia dei danni ambientali, seppur molto importante, ma dovrà associarvi l’analisi del contesto sociale che inducono.
I danni ambientali stanno generando problemi sociali: il cambiamento climatico, l’esaurimento delle risorse, prime fra tutte quelle energetiche e il petrolio, l’aumento dell’inquinamento e dell’occupazione dei suoli, solo per citare i più evidenti, stanno producendo conseguenze che incidono in maniera varia sul corpo della società e le ricadute negative sono diverse per le differenti classi sociali e le più deboli stanno già pagando prezzi sempre più onerosi. Si pensi banalmente all’aumento delle tariffe dei servizi essenziali, gas energia elettrica, trasporti, che influiscono pesantemente sui redditi bassi sia direttamente sia facendo crescere i prezzi di altri beni fondamentali, quali quelli alimentari.

Nel caso sollevato dalle proteste di questi giorni, la pesca e il latte, il circolo vizioso che si genera nasce tutto a livello ambientale.
La crisi petrolifera (dovuta tra l’altro, secondo Prabhu Pingali dell’Agricultural and Development Economics Division della FAO, alla occidentalizzazione delle diete asiatiche, soprattutto di India e Cina), determina un aumento di prezzi dei carburanti fossili che influisce sui costi dei pescatori e su quelli dei coltivatori. I prodotti di queste categorie però non possono essere remunerativi delle maggiori spese perché si tratta di materie prime che, come tutte le altre, hanno un basso riconoscimento in base alle leggi economiche che invece premiano le trasformazioni e la commercializzazione. Sugli allevatori poi premono altri fattori negativi: la trasformazione dell’agricoltura verso la coltivazione a fini energetici dei vegetali ne fa aumentare prezzi che non solo ricadono sui cibi derivati - pane, pasta, riso – ma anche sugli alimenti - mais, soia – che servono per nutrire gli animali.

Purtroppo non si trovano molti approfondimenti sugli organi di informazione sui fatti citati e non si contribuisce certo a far comprendere che questi, come molti altri eventi, sono la diretta dimostrazione che la nostra è una società complessa nella quale i problemi, come le soluzioni, non possono mai essere semplici e univoche. Certo è che finché si continuerà a ritenere conveniente – dal punto di vista economico, ambientale e sociale – allevare una mucca da latte piuttosto che produrre latte da riso e soia – saremo sempre lontani dalla soluzione e anzi, continueremo a essere parte del problema.
Le proteste attuali però dimostrano inequivocabilmente che i problemi della crisi ambientale stanno entrando in maniera dirompente nella nostra società non potranno essere ignorati ancora per troppo tempo dalla classe politica. Ritengo che a questo scopo il rilancio della Campagna “Un’altralimentazione è possibile” sia opportuno e doveroso

Enrico Moriconi


Note: Visitate il nuovo sito della Campagna “Un’altralimentazione è possibile”!

 
 
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