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  Articoli & Riflessioni: Lettera a Pietro Folena
Inviato da: Alex Arrigoni on Friday, November 13, 2009 - 03:35 PM CET
 
 
Moriconi e la politica


Caro Pietro

ho letto la tua lettera e ti propongo alcune mie perplessità. Tu parli di un Pd “rivoluzionario” e proprio su questo vorrei richiamare la tua attenzione. È vero che sarebbe necessaria una rivoluzione perché da tempo il Pd, ma dovrei dire già prima il DS ha perso la sua stella polare.
La scelta interclassista ha portato ad instaurare un dialogo paritario con tutte le categorie e le classi sociali, con la difficoltà di chiarire l’obiettivo e le priorità. Se i nostri ideali sono quelli di una società più giusta, a me sembra inevitabile pensare che tutti debbano partecipare in base alle proprie possibilità. Se vivessimo in un mondo perfetto la cosa non sarebbe neppure messa in discussione ma purtroppo non è così. La classi più forti hanno indubbiamente un potere “contrattuale” più rilevante rispetto alle altre. Infatti negli ultimi anni l’indirizzo di governo a livello italiano ed europeo è stata una strategia liberista: i dati ufficiali dicono che le scelte amministrative hanno mirato ad accondiscendere alle richieste imprenditoriali e si è abbassato il livello di fiscalizzazione nella speranza che ci fosse un reinvestimento di risorse ed un conseguente aumento di posti di lavoro. Secondo le statistiche il processo non si è avverato e si è assistito ad un aumento delle richieste di beni di lusso. Che è pur vero che inducono un qualche aumento dell’occupazione...

Mi sembra che sia una strada irreversibile, perché non ho visto un ripensamento di Bersani su questo. La prima visita in omaggio agli artigiani, certo componente importante del nostro sistema economico produttivo, mi è sembrata più una ricerca di elargire tranquillità piuttosto che una richiesta di responsabilizzazione nella gestione economica e sociale.

Sappiamo che la Lega riesce a tenere uniti padroni e dipendenti, non credo però che una forza di centrosinistra, anche senza trattino, possa porsi gli stessi obiettivi pena la perdita totale della identità e delle finalità che le sono proprie.
Mi dirai che per questo motivo serve davvero una rivoluzione, svolta che però vedo difficile dal momento che sarà certamente arduo modificare una linea che è stata appena tracciata dal neo segretario eletto.
Anche perché mi sembra che l’interclassismo sia un obiettivo annoso del Pd. Anni fa, un rappresentante del partito sosteneva che l’interclassismo non era un problema e che si poteva perseguire individuando come soluzione attuativa “le buone pratiche amministrative”. Le buone pratiche però non bastano se non si chiarisce quale sia l’obiettivo, e alla fine finiscono per non essere neppure più perseguite: se non ci si richiama alla responsabilità dei cittadini di partecipare in proporzione alle proprie “fortune” è difficile ipotizzare la possibilità per le amministrazioni di ricompensare, almeno in parte, la parte più svantaggiata della popolazione.

Quale sarebbe in una società interclassista la possibilità di riequilibrare le differenze sociali? Può bastare una buona amministrazione se non si chiarisce l’indirizzo complessivo della direzione politica? Mi sembra che la “rivoluzione” che tu chiedi al pd sia nei fatti quasi impossibile, perché per molti, soprattutto per coloro che hanno tracciato i nuovi indirizzi, sarebbe accusata di rappresentare un ritorno all’antico. Quale dev’essere infatti una “rivoluzione” che possa affermare caratteristiche di sinistra, sia pure pallida per quanto si voglia?

Può esistere la parola sinistra separata dal concetto della giustizia sociale? E il principio di giustizia sociale a sua volta può esistere senza un obiettivo di riequilibrare le disuguaglianze?
Io non vedo, forse per carenze mie, come si potrebbero riequilibrare le disuguaglianze senza avere come obiettivo la compartecipazione delle diverse categorie sociali sulla base dei propri principi e delle proprie garanzie.
Se si deve “dare” qualcosa di più ai deboli, è inevitabile chiedere a chi “ha di più” di cedere qualcosa. Come si può farlo con una pura tecnica amministrativa se non si pone un ideale? Perché chi ha di più dovrebbe cedere qualcosa?
La scelta interclassista porta diritto all’abbassamento delle tasse, con la conseguenza di diminuire la capacità redistributive delle amministrazioni. La negazione della socialdemocrazia, e guarda un poco a che punto siamo arrivati di discesa in discesa neppure questa blandissima forma di regolazione della società viene più accettata, porta a quello che chiedono gli imprenditori, meno tasse, taglio delle spese amministrative e quindi degli intereventi sociali e maggiori garanzie per gli imprenditori. Le ricette della Marcegaglia. Che sappiano portare non ad una migliore crescita della società, ma ad un aumento delle opportunità per le imprese e ad una diminuzione delle possibilità di fare politica sociale per le amministrazioni., fermo restando che ogni ipotesi è fatta al di fuori degli sprechi e di atti illeciti o illegali. In concreto la ricetta Marcegaglia porta al finanziamento del ponte sullo Stretto ed ai tagli della scuola pubblica.
La mia preoccupazione è che la ricetta Bersani non si discosti da quegli indirizzi.

Vi è un altro problema a mio avviso. L’indirizzo interclassista si sposa assai bene con ricette populiste. Quando si deve dare ragione a tutte le categorie come se diritti doveri bisogni e possibilità fossero uguali per tutti, è inevitabile adottare un linguaggio populista e in questo campo le destre sono molto meglio attrezzate di qualsiasi sinistra o centrosinistra.

Nell’insieme, le politiche di Bersani corrono il rischio di diminuire sempre di più il richiamo al sostegno di questo centrosinistra. Quale infatti dovrebbe essere il motivo per cui le categorie più deboli dovrebbero credere alla proposta? In Italia il primo partito è ormai quello del non voto, circa il 60 per cento alle europee contando non votanti e schede bianche; temo che la ricetta Bersani non ne convinca molti a cambiare idea, restringendo sempre di più il bacino di voti su cui contare e conseguentemente l’ipotesi politica che la sostiene.

Tre milioni di votanti alle primarie, senza mettere nessun accento che sembrerebbe ridicolo sulle inevitabili voci che circoleranno sulla realtà del numero dei votanti, sono un bel risultato ma potrebbero non uscire di molto dal recinto degli elettori che già si sono espressi e che probabilmente si esprimeranno nelle prossime tornate elettorali. Cioè nessun allargamento del bacino dei potenziali votanti e nessun “ritorno a casa”.

Se alcuni dall’esterno, come Ginsborg, hanno invitato ad andare a votare alle primarie temo che saranno già stati delusi dalle parole di Bersani.

Per la sinistra fuori dal Pd sono momenti difficili anche solo nel fare le analisi. Ho letto una disamina di Agostinelli sulla situazione della Lombardia e non ti nascondo di non avervi trovato motivi per rinfrancarmi. Infatti le dure critiche al modello di Formigoni non fanno chiarezza sul fatto che il modello Bresso in Piemonte non è stato dissimile da quello nell’individuare come soluzione per la Regione lo sfruttamento della rendita fondiaria, riempiendo il territorio di grandi magazzini abitazioni e infrastrutture, nonostante l’opposizione molte volte assolutamente fondata delle popolazioni.

Anche questo è, a mio avviso, un segnale che la sinistra nel suo variegato insieme ha difficoltà non solo a trovare soluzioni ma addirittura ad analizzare la realtà.
Ma noi che abbiamo creduto, e spero crediamo, alla necessità di una re-distribuzione sociale, come possiamo aderire ad un progetto che non pone le basi per realizzarla?

È vero che la vita politica è dominata dai partiti ma se i partiti non realizzano le nostre aspettative è arduo riuscire a modificare gli indirizzi.
Oltre ai partiti esiste un, sia pur debole, dibattito politico nella società. Non è detto che se un cambiamento avverrà, nascerà dai partiti.
Esiste un’opzione di lavoro nella società, difficile e senza risultato assicurato, che però ha già dimostrato in alcune circostanze di essere più innovativa delle discussioni delle segreterie dei partiti.

Il lungo contenzioso sulla privatizzazione dell’acqua ne è un esempio, comprese le sconfitte, targate non solo PDL ma anche PD.

Io penso che la strada sarà lunga, e non necessariamente i partiti attuali saranno in grado di operare per un miglioramento. Sarà ugualmente difficile provare a costruire qualcosa al di fuori dei partiti ma penso che almeno chi ha la chiarezza di visione sincerità di animo credibilità e seguito potrebbe anche considerare l’opzione di lavorare nella società per far crescere quelle coscienza sociale che si sta perdendo, se già non si è persa.
Sinceramente credo che sia più rivoluzionario operare nella società e più difficile che non la scelta già difficile di far diventare rivoluzionario un partito che non osa neppure più pronunciare il termine socialdemocrazia.
Con tutto ciò ti auguro sinceramente di riuscire nel tuo intento perchè sarebbe un bene per tutta la società italiana.

Enrico Moriconi

 
 
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