Con la
legge appena approvata in Italia, con la fiducia per domare eventuali dissidenti interni, il governo fa un altro passo avanti nell’americanizzazione del Paese.
Con le solite belle parole della politica si giustifica una scelta scellerata. I fautori sostengono che la privatizzazione dei servizi darà un migliore servizio perché i gestori saranno obbligati dalla concorrenza a essere più competitivi (sappiamo bene che in Italia le grandi imprese tendono a fare “cartello“, come nel caso delle tariffe telefoniche, adsl, cellulari e dei prodotti petroliferi).
Il timore è che accada esattamente l’opposto. L’interesse delle imprese private è il guadagno e le regole della privatizzazione prevedono che le spese di gestione siano ricuperate con le tariffe a carico degli utenti.
I cittadini così pagheranno due volte il servizio...
Con le tasse sosterranno le spese degli impianti e con le tariffe quelle della gestione. Un grande affare, anche perché le spese gestionali saranno stabilite dai gestori con nessuna possibilità di verifica e controllo per i cittadini (come già avviene in molte Regioni, dove gli aumenti negli ultimi anni hanno toccato percentuali dal 30 al 300%).
Critica rimane anche la perdita totale di un possibile utilizzo sociale delle tariffe: finché la gestione è municipale, l’erario pubblico può prevedere tariffe speciali per persone in gravi difficoltà finanziaria. Così non sarà più. Se non si paga cessa il servizio. Come avviene per elettricità e gas.
Il problema è naturalmente anche politico e coinvolge tutta l’Unione Europea.
Tra quelli che oggi si scandalizzano, quanti hanno ugualmente protestato al momento dell’approvazione della
Direttiva Bolkestein al Parlamento europeo?
La Direttiva prevede per "diminuire la burocrazia e ridurre i vincoli alla competitività nei servizi per il mercato interno", di imporre ai 25 Stati membri dell'Unione le regole della concorrenza commerciale, senza alcun limite, “in tutte le attività di servizio"; dove per servizio si intende “ogni attività economica che si occupa della fornitura di una prestazione oggetto di contropartita economica".
Cioè i servizi di fornitura di acqua elettricità gas, con l’intento di favorire le multinazionali attive in quei settori. Per l’acqua, Lyonnaise des eaux, Veolia, ecc.
La Direttiva segue alla lettera i principi e le procedure già stabilite in sede di Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) con l' Accordo generale sul Commercio dei Servizi (GATS).
Nessuna esitazione europea. A suo tempo la Sinistra e i Verdi in Europa avevano raccolto ben 150 voti contro la Direttiva Bolkestein, ma non è servito a nulla.
La battaglia oggi è perduta, per il momento, contro un pessimo governo di destra che fa del populismo la sua forza e poi ignora i problemi delle categorie deboli, ma la sconfitta di oggi è figlia di quella al Parlamento Europeo, non scordiamocelo.
Infine una considerazione più generale. Come spesso accade, in questa ondata di proteste si esaminano molti aspetti della gestione dell’acqua ma non tutti: l’enorme consumo e spreco, legato all’uso in agricoltura e in allevamento, in totale il 70 % dei consumi, non è considerato da chi protesta. Acqua, oltretutto, il cui valore di mercato è enormemente inferiore a quello degli usi civili (per unità di misura) ma il cui impatto ambientale è enormemente maggiore (dovrebbe dunque costare di più).
Enrico Moriconi