Come al solito i commenti intorno alla ‘guerra’ di Rosarno si fermano alla superficie fenomenica delle cose, alla descrizione di quello che avviene. Chissà quanto tempo dovremo aspettare finché qualche “intellettuale “ di sinistra o di destra dia la sua lettura un po‘ più approfondita.
Le verità, l'unica, è che si tratta di un'ennesima guerra tra clan mafiosi.
Tutto è iniziato da un assalto mafioso che ha scatenato la risposta, per carità spropositata e maldiretta, dei poveri immigrati, ma ci si deve chiedere perché la mafia abbia dato inizio allo scontro. La risposta non è che una: un clan mafioso in lotta con quello che gestiva la tratta degli schiavi, di questi schiavi moderni, ha deciso di muovere la guerra a chi gestiva il traffico medesimo.
Adesso che gli immigrati sono stati allontanati, chi lavorerà a 20 euro al giorno per 14 ore? È facile dirlo, altri immigrati prontamente disponibili, gestiti però da un altro clan. E che saranno ancora più sfruttati. Chi altro lavorerà nei campi? ...
Perché noi italiani non cominciamo a chiederci come possiamo tollerare i mafiosi che gestiscono le persone come se fossero schiavi? Perché non vogliamo vedere la tragicità che si nasconde dietro alle retine piene di agrumi e che è li davanti ai nostri occhi, sulle nostre tavole?
Perché senza gli schiavi gli agricoltori del sud, come quelli del nord che schiavizzano gli indiani nelle stalle per la produzione del latte, anche loro con 14 ore di lavoro al giorno, non avrebbero modo di continuare a trarre profitto dal loro lavoro. Più di 56 miliardi di euro di aiuti all'agricoltura, circa il 45 per cento di tutto il bilancio europeo, aiuti a pioggia su tutte le produzioni per poi constatare che il sistema agricolo per vivere deve reggersi sul lavoro schiavizzato, è un bel paradosso che nessuno ha ancora minimamente analizzare.
Ma le colpe non sono solo degli agricoltori, anche se potrebbe sembrare, poiché sono il terminale del sistema; ma chi ci specula e vive bene sono altre figure, i mafiosi e gli industriali, quelli della cosiddetta ‘filiera‘ verde che di verde ha ben poco.
I mafiosi gioiscono di tutto questo e ci guadagnano, perché la tratta delle persone è un'altra fonte del loro potere sul territorio, un altro mezzo per tenere sotto controllo le altre persone.
Infine, gli industriali della commercializzazione e della produzione che possono continuare a pagare pochissimo le materie prime per rivenderle a prezzo altissimo.
Non illudiamoci: anche i gestori televisivi hanno un certo tornaconto: le paghe altissime a presentatori, soubrettine, veline, letterine, attori, attrici e quant'altro derivano dagli introiti pubblicitari che sono poi quelli che fanno schizzare a mille il prezzo del pomodoro che acquistato a pochi centesimi al kg nei campi arriva a prezzi altissimi sotto forma di salsa concentrato o pomodoro a cubetti, per la gioia delle nostre massaie.
E i politici? Poveretti, come al solito balbettano le più normali ovvietà incapaci o indolenti di fronte al potere delle mafie, che garantisce i voti, e degli industriali, che forniscono i fondi per i partiti e le campagne elettorali.
“Povera patria, schiacciata dagli abusi del potere, da gente infame che non sa cos‘è il pudore…”, come cantava qualche anno fa un famoso cantautore siciliano.
Enrico Moriconi