Quarantamila persone che al freddo hanno sfilato dall'autoporto al centro di Susa Sabato 23 Gennaio 2010. Tanti e tanti che si è dovuto inventare un giro all'interno della città per permettere a tutti di arrivare alla fine. Un corteo come tanti altri ripetuti in questa valle e allo stesso scopo, dire NO a un'opera che oltre ad essere una distruzione del territorio rappresenta uno spreco di denaro che ricadrà su tutti i cittadini italiani, per decenni. Per un ipotetico corridoio Lisbona-Kiev che chissà quando mai sarà finito, perché se il tunnel non sarà pronto prima del 2020 (ed è solo un pezzo cortissimo) saranno i nostri pronipoti forse a vedere qualcosa di più di una linea sulla carta geografica. Il corridoio serve a giustificare qualche opera qua e là, come appunto il tunnel in Val Susa, al costo irrisorio di 20 miliardi di euro (solo per il pezzo tra Torino e Lione). E’ un giustificativo di spesa, non un investimento per il futuro...
La risposta più significativa della manifestazione è il messaggio che lancia: nonostante gli attacchi trasversali di tutti i partiti del centro/destra e centro/sinistra, nonostante l'opera indefessa del Pd per rompere il fronte del No, nonostante le defezioni di chi è passato dal dire No al dire Come (si fa), nonostante tutto questo, il movimento è vivo come cinque anni fa, maturo e, va detto, sicuro di se stesso. Chi vuole fare l'opera deve sapere che si troverà un'opposizione dura e concreta, non violenta ma attiva e intelligente! Quattrocento, solo quattrocento, quelli invitati al caldo al Lingotto a lanciare la crociata per il Sì all'opera. Forse qualcuno in più, ma non molti.
Questa volta le quarantamila persone non erano a favore della conservazione come nella marcia della Fiat (anche se adesso tutti ammettono quei numeri essere stati truccati, altro che se erano truccati!). Questa volta la maggioranza sta da un'altra parte. I presenti al Lingotto erano tutte persone note, politici, industriali, affaristi: tutti interessati direttamente alla realizzazione perché hanno qualcosa da guadagnare. E i pochi cittadini erano stati cooptati e scortati in bus dai partiti che vogliono il tunnel e il conseguente giro miliardario di euro, con l'interessamento della mafia, come molti dicono (già qualche magistrato si sta occupando della cosa).

Quattro assi bruciate sono quello che resta del presidio storico di Borgone: perché la violenza è sempre strumento di chi non ha risposte alle domande e alle critiche di chi si oppone portando argomenti convincenti e stringenti. Il presidio di Borgone era un simbolo storico, uno dei primi nati cinque anni fa a contrastare le prime trivelle. Sono passati in tanti in quel presidio, era un luogo di incontro e di confronto, un simbolo di democrazia ben diverso da quello elettorale, del rito quinquennale con cui si interpellano i cittadini per spingerli a eleggere coloro che scelgono di testa loro, dimenticandosi di quelle persone alle quali tanto suadentemente chiedono il voto. Si faceva la polenta e si parlava dello spreco di denaro pubblico, si beveva un bicchiere di vino e si ragionava di un futuro possibile, che comprendesse anche il rispetto dell‘ambiente.
È difficile, di fronte a tanta violenza, non ricordare gli allarmi contro la mafie ben più reali e gravi di quelli dei media che da tempo solleticano i cittadini lontano dalla valle sul pericolo di estremismo e di violenza da parete del mondo del No-Tav. Invece, le violenze sono arrivate dagli altri, da quelli coccolati dal potere, da quelli del sì. A meno che qualcuno non dica che siano i danneggiati ad aver provocato l'incendio (anche questo però, a ben pensare, ricorda tanto le strategie degli anni di piombo, quando le bombe e gli attentati invece che dagli estremisti della sinistra erano organizzati dai servizi vicini al potere). Povera democrazia bruciata come i gazebo del presidio di Borgone.
Enrico Moriconi
La lotta contro la Tav continua in Val di Susa ma i quotidiani e le Tv si sono schierate con il sì e pertanto danno una informazione “velinara” tendente a dimostrare che l'opposizione è dei soliti estremisti senza l'appoggio della popolazione, mentre invece sono più di venti i sindaci NO-TAV (per lo più di centro-sinistra) sostenuti da molta popolazione, mentre quelli che hanno dato la loro adesione al progetto sono amministrati dal centro-destra.
La presenza e la voglia di opposizione è molta e vivace e lo dimostra la grande affluenza nei luoghi presidiati, affluenza che viene minimizzata nei telegiornali.
Per questo, per dare un piccolo contributo vi invitiamo a rileggere tutti
gli articoli da noi pubblicati sul fronte NO-TAV e a leggere le
ultime notizie sul sito del Comitato NO-TAV Torino, dove tra le altre cose si possono trovare tutti i dettagli sui costi delle opere TAV, sui rischi per la salute dei valsusini e dei lavoratori dei cantieri e per l'ambiente.
Note: