
L'elezione di Obama aveva scatenato una specie di competizione all'elogio della possibile innovazione, del vento nuovo che avrebbe spazzato tutto il vecchio. Chi invitava alla moderazione del giudizio, all'attesa, veniva quasi compianto come colui che non capiva l'innovazione e il progresso.
In verità gli osservatori più attenti delle vicende statunitensi sanno che in quel paese non si muove molto senza il consenso della grandi lobbies economico finanziarie, ed è bastato attendere un anno per vedere avverate la previsioni più realistiche e moderate rispetto alle attese di cambiamento.
Obama nel suo primo anno non ha risposto ad alcuna delle attese e speranze suscitate durante il periodo elettorale, come già avevamo segnalato in occasione del confermimento del
Nobel per la pace"...
La sua elezione non ha rappresentato un esempio di cambiamento di governo atto a modificare e migliorare le condizioni nel suo Paese e a dare uno stimolo al vecchio continente. Clinton era riuscito a trainare verso il centro sinistra la vecchia Europa, con Obama il vento della destra soffia invece ancora molto forte, anche da noi.
La riforma sanitaria, partita sotto auspici positivi e grandi attese, si è modificata via via e adesso stenta ad essere varata, anche se questo potrebbe rappresentare il più serio pericolo per una rielezione di Barack.
In campo internazionale, la nuova strategia è quella ...di Bush: più soldati e più guerra in tutto il pianeta, esportando di pari passo gli attacchi dinamitardi, come reazione in tutte le zone ‘calde’.
Infine, come ultima buona notizia, ecco che arriva l'annuncio della ripresa delle costruzione di centrali nucleari: 8 miliardi di dollari destinati allo scopo. Certo alle centrali “nuove e pulite”, non a quelle di vecchia concezione, come quella di Tree Mile Island. La decisione è la dimostrazione dello scacco in cui il presidente è teuto dalle lobbies affaristiche: se Bush era ostaggio dei petrolieri Obama lo è dei nuclearisti che premono, e ottengono, il rilancio del settore.
Incurante del pericolo dei costi e della prossima scarsità del materiale fissile necessario, Obama dimostra una volta di più che i Presidenti Usa sembrano dotati di forza decisionale mentre in realtà le fila dell'amministrazione le tengono saldamente in pugno industriali e imprese finanziarie. Con l'ovvia conseguenza che i presidenti repubblicani possono spingersi ancora più in là nell'accontentare la destra economica e finanziaria, mentre quelli democratici vedono fortemente limitate e inibite eventuali proposte di cambiamento.
Enrico Moriconi