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Le frane di Maierato e San Fratello, paese di nascita di Craxi, dovrebbero servire ad aprire un discorso serio sulle scelte urbanistiche italiane e anche di costume.
Di fronte all'evento grave che per fortuna non ha prodotto morti, una nazione, un popolo dovrebbe aprire una discussione seria su quello che tutti insieme si sta facendo. Perchè quando ci sono morti in Italia non si possono fare discorsi seri: su tutto cala il candido lenzuolo del perdono cattolico e del cordoglio inane che ammanta ogni cosa di religiosa pietà, sotto la quale si nascondono le colpe di chi quei morti ha provocato con le proprie scelte private e di amministrazione pubblica.
Ebbene, due paesi sono stati devastati da uno smottamento di terra, in seguito alle forti piogge, e sarebbe giusto domandarsi chi e perchè abbia voluto costruire su quei pendii, chi e perchè abbia dato i permessi (se tali permessi sono stati dati), chi e perchè abbia ignorato che pendi disboscati e privi di difese naturali franano sotto la pressione di forti piogge…
Certo, quando sono stati concessi i permessi forse non c'era ancora la conoscenza dell'effetto serra che allunga la siccità e concentra le precipitazioni, favorendo piene e frane; certo i geologi già sapevano che quelle erano zone a rischio. Già i geologi... ma in Italia essi non sono interpellati al momento di rilasciare una licenza edilizia.
La terra che si è portata via le case dovrebbe far capire a tutti, anche a quelli che ancora non sono stati colpiti da eventi simili in tutta Italia, che continuare a costruire e cementificare il terreno non porta ad un futuro migliore: salva un poco di lavoro oggi, forse, fa circolare una certa quantità di soldi, sia legalmente sia illegalmente con mafia e tangenti varie (dai questi circuiti nel nostro paese non si riesce ad uscire), ma distrugge il futuro dei nostri figli e nipoti.
Coloro che hanno subito la perdita dlela casa dovrebbero fare un poco di autocritica perchè hanno investito denari, magari sudati a fatica, in opere di cui avrebbero dovuto diffidare, chiedendosi perchè si doveva costruire proprio lì. Invece, alla solita maniera nostrana ci si piange addosso, magari si reclama un aiuto pubblico (magari per ricostruire allo stesso modo e nello stesso luogo?), senza neanche minimamente fare un poco di autocritica. Al massimo si può parlare di cristiano pentimento, che con l'assoluzione permette di ripetere lo stesso comportamento, nei secoli dei secoli. Finchè dal susseguirsi ormai periodico di queste tragedie non usciranno ragionamenti diversi, finchè non si comprenderà che stiamo giocando a dadi con il nostro territorio, finchè non si penserà di costruire meglio e in luoghi più sicuri, non solo non metteremo in sicurezza il nostro territorio, sprecheremo soldi pubblici per rriparare danni dipendenti da assurde scelte individuali, e continueremo a distruggere un bene finito e non rinnovabile, come il nostro ambiente.
Enrico Moriconi