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  Articoli & Riflessioni: La doppia illusione del socialismo europeo
Inviato da: Alex Arrigoni on Friday, April 02, 2010 - 05:14 PM CET
 
 
Moriconi e la politica


Le vicende tutto sommato non disastrose del socialismo europeo, ridimensionato ma non annullato come in Italia, con emersioni vistose come recentemente in Francia, rilanciano periodicamente il ritornello sulla necessità del rilancio di un socialismo social-democratico in Italia.

Questa è una doppia e pericolosa illusione: illusione che in Italia ci siano le basi per realizzare un progetto socialdemocratico e che la social democrazia sia la soluzione per uscire da crisi gravi e non solo economiche, del nostro pianeta.

La prima illusione si basa sommariamente sulla speranza che la parte di “sinistra” del Partito Democratico, quello che deriva dall'evoluzione del vecchio partito comunista, costretto al cambiamento dopo la caduta del muro di Berlino, possa finalmente esplicitare un progetto pienamente nuovo. È una speranza che al momento non ha basi per realizzarsi: i socialisti europei hanno una forte caratterizzazione laica che si coniuga con un progetto politico socialdemocratico centrato sulla ridistribuzione di una parte del guadagno in un sistema di tipo capitalista liberale. Sono due capisaldi inaccessibili all'attuale sinistra istituzionale italiana...

Il Pd difficilmente potrà far propria una visione laica. Lo impedisce la presenza della parte cattolica in esso: la forte influenza della chiesa cattolica in Italia non lascia liberi i rappresentanti politici di sinistra di ispirazione cristiana, anche perchè i loro competitori di destra non fanno mistero di volersi accreditare come gli unici terminali credibili per quel mondo.

I risultati legislativi sono a questo proposito sconfortanti: le leggi sulla nascita e la fine della vita, sui diritti delle persone interessate a diversi tipi di unione civile, stanno a dimostrare come non ci sia la volontà di progredire sulla strada della laicità e della separazione tra Stato e chiesa.
Non vi è neppure la capacità di portare la discussione sulla concretezza: di fronte a tutti i compromessi quasi sempre sbilanciati a favore della posizione dei vescovi costoro, al momento topico, non mancano mai di far sentire il loro appoggio alla destra. Prima delle elezioni regionali, per esempio, il richiamo dei vescovi a non votare partiti abortisti ha spinto non già a favore della parte cattolica del partito democratico ma della coalizione di centro destra e soprattutto per un Berlusconi in evidente difficoltà di fronte alle criticità emergenti e nonostante gli scandali dei mesi scorsi riferiti alla sua ‘vita privata’.

Ma la realizzazione di un progetto social democratico è ancora più complessa. In Italia non si è quasi mai sviluppato un approfondimento della socialdemocrazia: demonizzata dal partito comunista, egemone della sinistra fino al 1989, è stata ignorata nei decenni democristiani che avevano privilegiato una società assistenziale di tipo caritatevole e familistico. Assistenza – e carità - invece dei diritti. Certo non tutto si è sviluppato in modo così schematico, le lotte politiche e sindacali hanno contribuito a portare significative vittorie sul campo dell'affermazione dei diritti, nel complesso però l'asse della politica non è stato cambiato, nemmeno dopo il rapimento di Moro, nemmeno dopo Tangentopoli. Oggi è difficile immaginare il Partito Democratico capace di riuscire là dove si è fallito per decenni: dove sono i progetti di una politica fiscale capace di sostenere il progetto social-democratico, dove sono le linee per andare verso una gestione sociale del bene pubblico, dove sono le capacità politiche di spostare l'asse dell'amministrazione pubblica da un liberismo sfrenato a una proposta di società responsabile?
Non è neppure detto che a tutte queste domande le socialdemocrazie europee siano in grado di rispondere ma certo non ne sono così distanti come le forze politiche italiane seppure di “sinistra”.

Quindi la prima illusione è pensare che questa classe politica e questa classe dirigente possano costruire un progetto socialista inteso nel pieno senso del termine.

La seconda illusione è ancora più grave. La grave crisi attuale ha svelato che il problema principale di questa società europea e mondiale è sia di tipo economico e finanziario sia di tipo ambientale.
La crisi economica e finanziaria è sotto gli occhi di tutti e nasce, riassumendo schematicamente, dalla difficoltà di costruire un sistema in grado di funzionare sulla base di un consumo crescente di beni, nella loro maggior parte destinati a un rapido decadimento e quindi a divenire rifiuti. È un sistema capitalista, evolutosi nel tempo ma che inevitabilmente vive il tipico andamento altalenante del capitalismo, che passa da una crisi a un picco a un’altra crisi.
L'ultima crisi economica si accompagna a quella analoga di carattere ambientale, con due aspetti: esaurimento delle risorse e aumento dell'inquinamento. A questa crisi le socialdemocrazie non hanno dato risposte.

I governi europei a guida socialista, non hanno dimostrato di poter correggere il problema dell’ingiustizia sociale, che si regge essenzialmente sulla destrutturazione dei rapporti di lavoro, solo parzialmente corretti nelle diverse nazioni (non certo in Italia, quando Prodi, Bersani e Bertinotti erano al Governo). Parimenti vi è stata una insufficienza nell'affrontare il problema ambientale. Le scelte governative che privilegiano gli indirizzi economicisti non possono che puntare sulla crescita continua del Pil. Per ottenere tale obiettivo gli strumenti classici sono l’aumento della produzione, quindi delle merci e, conseguentemente, delle materie prime e la riduzione delle spese operando sui costi delle materie prime e su quelli produttivi, principalmente quello del lavoro. Ridurre significa anche non adottare soluzioni per il recupero, il riciclo e lo smaltimento ambientalmente corretto delle materie prime una volta ultimato il ciclo di vita. Tutti gli indicatori ambientali della qualità e quantità delle risorse e l’aumento dell’inquinamento relativamente all’aria, alle acque e al suolo indicano un degrado oggettivo che le scelte politiche neoliberiste attuate anche da partiti ‘socialisti’ hanno favorito senza riuscire a limitare o correggerlo.

Proprio in Francia, adesso al centro della rinascita del Partito Socialista, si verifica il fenomeno dei suicidi tra i lavoratori, famosi quelli in Renault e Peugeot, a dimostrazione che il socialismo, quel socialismo, non ha la forza e la volontà di abbandonare il neo liberismo e neppure di affrontare una riflessione critica sulla tipologia amministrativa e finanziaria adottata, nonché su quella ambientale.
Anche la crisi ambientale viene affrontata in maniera “liberista”: a proposito dell'inquinamento automobilistico si punta l'attenzione sulle emissioni di anidride carbonica, colpevole con altri gas dell'effetto serra, ma si trascurano tutti gli altri aspetti, dalle emissioni di molecole pericolose come i particolati, oppure l'accumulo di sostanze chimiche immesse nell'ambiente in conseguenza delle tipologie produttive attuali.
Le stessa speranze riposte nella Green economy sono inserite in una visione capitalista della società: la green economy risolve solo in parte i problemi ambientali, perchè mette delle toppe alle falle più significative individuate, per esempio quella dell'energia fossile, e non da adesso ma in prospettiva, ma non risponde alle problematiche ambientali generali, a quella crescita dell'inquinamento, dell'occupazione dei suoli, e della precarietà del lavoro. Nel futuro l'uranio diminuirà così come tutte le materie prime, senza considerare l'enorme disequilibrio derivante dall'alimentazione a base di carne e prodotti animali, denunciato dalla stessa Fao. Sui cereali si stanno concentrando gli appetiti di tre formidabili interessi: i carburanti vegetali, la richiesta di materia per produrre energia dalle biomasse e i mangimi animali. Ben due dei tre competitori sono attualmente classificati come “green economy” e invece sono divoratori di risorse. Dove la green economy sta fallendo miseramente è sul piano sociale, se non si cambia il rapporto nel mondo del lavoro, le industrie verdi non risolveranno che in parte i problema ambientale, come si è detto, e per niente quello sociale. Se un lavoratore produce pannelli solari da precario non cambierà la sua visione del mondo e della crisi sociale economica e ambientale.
Se la sinistra non pone al centro del proprio progetto questi temi diventa difficile comprendere il significato stesso di “sinistra”. Certo vi può essere la buona amministrazione, la buone amministrazione può anche non fare scelte impopolari e tirare a campare; una destra al governo può anche essere buona amministratrice ma avrà progetti difficilmente inseribili in una visione sociale del mondo.

Però il problema nella realtà neanche si pone o viene posto. Oggi il voto, più in Italia che altrove, viene sollecitato soprattutto sulla base di una contrapposizione mediatica tra i candidati più appariscenti e più titolati per vincere, i temi e gli argomenti passano in secondo piano e questa è la cosa più drammatica, che testimonia anche dell’impotenza della politica a cambiare le cose.
Così si allontanano sicuramente sempre più persone dal voto, l'assenteismo è comune in tutta Europa. Non va a votare chi non pensa di avere favori personali da chiedere, chi non rileva grandi differenze e trova poche risposte, alle proprie aspettative di tipo sociale. Poi non lamentiamoci se molti votano chi ha imparato a fare politica fuori dalle istituzioni. Molte persone attive in associazioni e movimenti, hanno compreso che la politica si può fare non solo nelle istituzioni ma anche fuori e quando la si fa “fuori” spesso gli argomenti centrali sono proprio quelli sopra citati. Col tempo si è usurato il rapporto tra istituzioni e cittadini: mentre fino ad un centro punto chi stava fuori non aveva dubbi o problemi a scegliere per il voto la “sinistra” adesso, visto lo scollamento verificatosi, sempre più facilmente decide che può continuare a stare del tutto fuori e non andare a votare. (Se coloro che scelgo non rappresentano neppure in parte le mie idee e io sono attivo comunque, non ha più senso dimostrare un sostegno e una condivisione).

Probabilmente la mancata risposta ai temi pressanti posti dalla crisi sociale ed economica e da quella ambientale è la motivazione ideologica più forte a sostegno dell'astensionismo ma vi possono essere altre cause per tale disaffezione. Per esempio la cristallizzazione della classe politica italiana: in quasi nessun Paese, se non in regimi molto rozzi, la classe politica denuncia una tale marcescibilità. In altri paesi chi gestisce la cosa pubblica dopo qualche anno passa la mano; all'interno di una stessa posizione politica il ricambio, anche generazionale, produce qualche innovazione. A Blair è succeduto Brown, in Italia D'Alema è sempre al timone, seppure talvolta per interposta persona. Negli altri Paesi i simboli dei partiti sono quasi sempre gli stessi, cambiano le facce. Da noi cambiano i simboli dei partiti ma le facce sono sempre le stesse.
Forse anche la cristallizzazione è una causa dell'incapacità di produrre un progetto politico vero della sinistra italiana.

Venendo alle conclusioni. Se il socialismo europeo è un'illusione, cosa resta per chi pensa di avere un'idea politica di sinistra che metta al centro i problemi precedenti e non si rassegni ad aderire ad una formula vuota com'è e come sarà il Pd?

In questo momento non è appunto credibile ipotizzare un ripensamento da parte del maggior partito italiano di “sinistra”. In più vi è da aggiungere che il Pd, anche se perdesse una parte confessionale, ex Margherita, non avrebbe nessun interesse a cambiare prospettiva politica: l'aspirazione centrista non verrebbe meno perchè non è solo una questione di fede e rapporti con la Santa Sede ma è proprio la base sociale di riferimento che è cambiata, non vi è più una sola – e famosa - “classe” a cui rispondere ma l'intera società e forse nel Pd semplicemente non ci sono persone preparate a questo.

Se si condivide la gravità della condizione attuale e l'incapacità dimostrata dai partiti socialisti europei non sembra realistica una tale sterzata da un partito che guarda a tutte le categorie sociali senza neanche averle tanto presenti (l’ignoranza delle problematiche legate ai cittadini disabili non per causa di lavoro è indicativa).

Il problema di fatto è l'analisi che ogni individuo in tutta libertà può fare: se si ritiene che il problema principale sia Berlusconi e i suoi accoliti, la prima scelta è turarsi naso e occhi e sostenere questi partiti “socialisti” ma, se si pensa al futuro – alle crisi che verranno sociali e ambientali - al neoliberismo trionfante, allora la contrapposizione pro o contro Berlusconi diventa una piccola cosa, una bazzecola di fronte a un pericolo ben più grave, che se non verrà affrontato per tempo travolgerà molta parte del mondo. Probabilmente genererà altri uomini di governo ben più pericolosi di Berlusconi. Per questo, quanti si preoccupano molto del presente e non sanno alzare lo sguardo un poco oltre la siepe berlusconiana, non si rendono conto del pericolo che tutti insieme si corre, vale a dire di andare verso sistemi politici peggiori e più autoritari condotti per mano forse da chi oggi pensa solo a salvarsi da Silvio.

Enrico Moriconi

 
 
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