Le elezioni hanno lasciato ancora più disorientato il Partito Democratico, convinto che almeno il Piemonte resistesse alle 'orde barbariche' della Lega e del Pdl,
invece...
Sembrava quasi scontato che, essendo il Pd più forte in Torino e nella sua provincia potesse riequilibrare la crescita della destra nelle resto del territorio, certo che i suoi elettori lo avrebbero comunque votato in difesa dalla destra, nonostante tutto.
Invece si è sottovalutata l'erosione di voti del centrosinistra presente già nelle precedenti tornate elettorali pur vincenti, si è sottostimata la critica montante di larga parte della sinistra a sostenere partiti che governano senza un vero progetto. Salvo incolpare i cittadini che non hanno votato o che hanno votato per Grillo dandogli del millantatore, del capo-popolo, del qualunquista.
Una delle prime azioni di Cota - subito seguito da Zaia - è stata la proposta di bloccare la pillola abortiva RU 486 nei magazzini, senza distribuirla. A parte il fatto che se esiste una norma europea sarà difficile impedirne la circolazione, quello che deve farci temere è che la destra non ha timore di prendere decisioni che vanno persino contro i suoi votanti (forse che le donne leghiste possano fare a meno delle proptezioni della Legge 194?), pur di compiacere i poteri forti, quelli ecclesiastici in questo caso.
A parte tutto ciò, le prime reazioni del centro sinistra sono sconfortanti, perchè una volta di più dimostrano la
pochezza del proprio programma politico....
Infatti, che cosa afferma il Pd? Che i presidenti delle regioni si sentono degli “imperatori”. Che significato ha? È una risposta politica? No di certo, ma la risposta politica il Pd non la può dare perchè buona parte di suoi dirigenti condividono la decisione di Cota & c.! Tutta la parte cattolica del Pd è ben contenta che si assumano decisioni di quel tipo. Non solo. I Vescovi non hanno mancato di fare sentire il loro apprezzamento prima e dopo il voto per le posizioni antiabortiste: invece si scandalizzarsi per la vittoria dei barbari della Lega, sarebbe proprio il caso di iniziare una vera analisi critica delle posizioni del Pd il quale non ha esitato a tenere in piedi qualche catalizzatore di voti, cattolico, atto a far eleggere se stesso ma non a “rubare” voti alla destra.
Nella provincia di Torino su 6 eletti del Pd 4 sono di area ex Margherita; si costringe tutto il partito su scelte politiche ambigue, spacciandosi per laici ma accettando le imposizioni delle gerarchie cattoliche. Senza neppure avere la ricompensa del voto.
Così manca la critica politica, verso una scelta che penalizza e condanna le donne alla violenza delle istituzioni in un momento difficile e delicato della loro vita.
La difficile decisione di abortire deve così passare sotto le forche caudine della colpevolizzazione e dei trattamenti inumani degli antiabortisti. Gli sguardi e le parole di chi all'esterno, senza cercare di comprendere umanamente le situazioni singole, preferisce giudicare e condannare, con la stupida certezza derivante dalla convinzione di avere ragione sulla base di una teoria astratta e di una scelta fideistica.
A tutto questo, al dolore delle donne, al loro diritto di affrontare una scelta difficile e dolorosa con dignità laica, rispettando una decisione personale, si contrappone chi, sulla base di una posizione confessionale, vuole decidere cosa è meglio per le altre persone.
Su questo però il Pd ha difficoltà a esprimersi chiaramente. Perchè la commistione al suo interno tra laici e confessionali, tra gerarchie ecclesiastiche e personalità del pensiero agnostico e laico non permette di schierarsi e allora ecco che diventa gioco-forza attaccare i Presidenti dicendo che sono degli “imperatori” senza badare alla sostanza del problema.
Il Pd non può dire che lo stato debba pensare al corpo e la chiesa alle anime. Non lo può fare perchè molti nelle sue fila accettano che la religione determini le scelte concrete. Esattamente la stessa posizione confessionale dell'altra religione monoteista a noi più vicina, quella islamica, che tanto i nostri compari di destra non mancano occasione di criticare.
L'esempio della pillola vale per quasi tutti gli argomenti politici:
la “gelatina” della classe dirigente del partito è talmente composita che non si può pensare di forzare troppo la mano con scelte nette. Troppi interessi diversi da conciliare: come si possono legare insieme i problemi degli imprenditori con quelli dei precari senza scontentare nessuno? Le ultime elezioni forse hanno anche dimostrato che l'obiettivo non è così facile da raggiungere.
Il caso della pillola RU 486 dimostra che il problema non è se Cota e Zaia siano imperatori o no, anche se faranno marcia indietro rispetto agli slogan di questi giorni, ma se e quando il Pd riuscirà a proporre un suo programma e a individuare una base sociale a cui vuole riferirsi.
Enrico Moriconi