È molto poco appassionante la lotta che contrappone Berlusconi e Fini, nonostante la grande risonanza mediatica in televisione e sui giornali.
Da un punto di vista puramente analitico, le posizioni di Fini sono quelle più vicine a un vero dibattito politico: una delle due componenti del Pdl, l'ex An, non può non provare a far valere le proprie ragioni di fronte a una alleanza con la Lega che le sta togliendo voti e sta mettendo in un angolo le posizioni centraliste degli ex fascisti, con una Lega che riesce benissimo a valorizzare le idee di un federalismo egoistico e razzista tanto da diventare di fatto la vera rappresentante della destra xenofoba e un poco autarchica.
Di fronte a tale quadro politico e sociale la vecchia destra è quasi obbligata a puntare i piedi, con tutti i rischi connessi...
Sì, perché Fini e i suoi si sono troppo fidati delle convinzioni ideali dei loro accoliti, pensando forse che in politica valessero ancora le idee e non le posizioni di rendita. Gli ex An, eletti, si deve ricordare, solo per essere stati inserirti dalla segreteria Fini nei primi posti delle liste elettorali, non vogliono certo correre il rischio di mettersi contro il capo con i soldi, preferiscono “tradire” pur di non perdere il prestigio e la rendita del ruolo parlamentare.
Così al momento fatidico del voto le truppe si squagliano e chi ha osato lanciare la sfida si trova con poco seguito.
Fini avrebbe da imparare rileggendo quanto avvenuto prima con Follini e poi con Casini. Il suffisso in “ini” si sta dimostrando più debole dell' ”oni”.
Giochi di parole a parte, la “ribellione” di Fini ha davvero i segni di un aspro confronto politico in una Italia però dove la politica sembra essere solo più l'ultima serie televisiva: dopo decenni di offuscamento delle coscienze e martellamento pressante di ideologie qualunquiste e populiste non si può certo sperare di cambiare rotta con un semplice dibattito seppure ripreso dai media.
L'Italia i suoi abitanti escono formalmente sconfitti da questo confronto perché invece di essere un dibattito politico che coinvolge i cittadini chiamandoli a ragionare sugli obiettivi della politica e della partecipazione democratica, si riduce ad una lotta tra due galletti su chi debba conquistare le stigmate del capo per continuare a dirigere dispoticamente una popolazione sorda e impigrita che non trova la forza e il coraggio di ribellarsi al grigiore per chiedere più garanzie sociali e diritti per tutti (non scordiamoci che il rischio “Grecia” è alle porte).
Così Fini e Berlusconi possono continuare la loro battaglia con il fine di pervenire all'incoronazione di chi andrà a riscuotere il premio elettorale di milioni di persone che adempieranno all'obbligo come in trance per tornare in fretta a sorbire la dose quotidiana di droga televisiva.
Enrico Moriconi