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Contributi: Sinistra e Gaza: anche le parole e i gesti contano
Inviato da: Alex Arrigoni on Wednesday, January 21, 2009 - 03:17 PM CET
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(Foto ccun.org)
di Annamaria Rivera
(“Liberazione”, 20 gennaio 2009)
Guardate dal versante dei segni, delle parole, dei simboli, le reazioni italiane a “Piombo fuso” rivelano una sconcertante coazione a ripetere. A tal punto che a commento di ciò che accade oggi si potrebbe usare l’articolo del 1989 di Franco Fortini, ripreso dal manifesto del 18 gennaio scorso. Io stessa, risparmiando la fatica di scrivere questo pezzo, avrei potuto riproporre, tale e quale, un mio articolo pubblicato da questo giornale nel 2003.
Come in un teatro di burattini, identico da almeno vent’anni è il canovaccio, uguali i personaggi, le parti recitate, le battute declamate, così stereotipate ormai da essere divenute cliché. Ciò che in questa recita manca o difetta è la pietas verso le vittime, il pianto condiviso per una strage (non chiamiamolo “genocidio”, per favore) che ha ucciso oltre 1.300 palestinesi e ne ha feriti oltre 5.000 civili, in gran parte bambini, donne, anziani, che ha distrutto case, moschee, scuole, ospedali, strutture dell’Onu e ridotto Gaza a una spettrale distesa di macerie. La compassione profonda per le vittime -imperativo morale elementare- avrebbe dovuto essere condivisa da tutti, anche se non tutti condividono la valutazione dell’aggressione militare di Tsahal: una spedizione punitiva, come è stata definita -a mio parere correttamente- preparata con cura da almeno un anno e mezzo. Peccato che quella corretta definizione sia opera di chi mai ha rinnegato l’altrettanto cruenta e illegittima “guerra umanitaria”; peccato che fra i difensori dei diritti dei palestinesi vi sia chi mai ha fatto pubblica ammenda di un certo voto in parlamento in favore del rifinanziamento di una “missione”, ugualmente punteggiata da stragi di civili.
Ma ritorniamo all’assenza di pietas. Le dichiarazioni ufficiali israeliane, ripetute piattamente da rappresentanti del governo italiano e da esponenti della diaspora ebraica in Europa, lasciano trapelare la de-umanizzazione dei palestinesi, la loro riduzione a quantité négligeable: le considerazioni sul sovraffollamento della striscia di Gaza e l’inevitabilità delle stragi di civili, l’accusa infame ai palestinesi di farsi scudo dei bambini, la certezza fredda e tranquilla che sia lecito sterminare civili, perfino usando il fosforo bianco, se l’obiettivo è distruggere Hamas, rivelano non solo cinismo, ma anche il rischio di scivolare verso un ordine semantico e ideologico di tipo totalitario...
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Contributi: La verità sul conflitto israelo-palestinese
Inviato da: Alex Arrigoni on Tuesday, January 06, 2009 - 04:27 PM CET
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(Foto Repubblica.it)
La destra di Governo sembra voler strumentalizzare persino il recente attacco di Israele nella striscia di Gaza ai fini della propaganda contro la sinistra italiana, rea, secondo il PdL, di fomentare addirittura il terrorismo di Hamas, mentre non viene spesa neanche una parola - tra l'altro - sull'impiego delle armi illegali al fosforo da parte delle milizie istraeliane. Non intendendo certamente difendere Hamas e i suoi attacchi ripetuti contro i civili israeliani non intendiamo comunque nemmeno farci contare tra quelli che si appellano semplicemente al diritto di Israele di difendersi, senza analizzare storicamente i fatti che hanno condotto alla situazione critica attuale (che è - lo ricordiamo - pressoché la stessa da almeno 30 anni).
Per questo motivo abbiamo deciso di pubblicare una lettera-appello del giornalista Paolo Barnard (autore, tra l'altro, di un prezioso volume sul terrorismo di stato di USA-UK-Israele dal titolo Perché ci odiano), profondo conoscitore della realtà mediorientale e non solo:
ECCO QUELLO CHE IL 99% DEI CITTADINI COMUNI SA DEL CONFLITTO ISRAELO-PALESTINESE:
“Gli ebrei sopravvissuti all’Olocausto nazista e a persecuzioni storiche, tentarono di ottenere una loro terra sicura nella biblica Palestina, dove fondarono comunità pacifiche e religiose. Ma gli arabi ostili tentarono subito di annientarli con la guerra del 1948. Gli ebrei combatterono un’eroica guerra partigiana che li vide vittoriosi e salvi da un secondo Olocausto. Fondarono Israele nel maggio di quell’anno, unico Stato democratico e moderno in medioriente, baluardo di civiltà fra nazioni arabe di re e dittatori corrotti e sanguinari. I quali tentarono di nuovo nel 1967 di distruggere la pacifica Israele, che li sconfisse brillantemente ancora una volta. Da allora Israele vive circondata da arabi-palestinesi fanatici, irragionevoli e brutali, che la attaccano col terrorismo in continuazione, senza farsi scrupolo di massacrare i civili ebrei, inclusi i bambini. Quei terroristi islamici sono certamente collegati oggi ad Al Qaida, e quindi Israele combatte una guerra al terrorismo anche per nostro conto. Inoltre, gli Stati canaglia come Siria e Iran appoggiano le fazioni armate arabe-palestinesi, per cui il pericolo per Israele è particolarmente insidioso. Essa deve difendersi, è un suo diritto, e nel farlo capita che ahimè ci vadano di mezzo anche alcuni civili arabi-palestinesi, ma la colpa di ciò è dei terroristi islamici che costringono Israele a combattere in zone popolate. Israele ha fatto di tutto per arrivare alla pace, ma si scontra sempre con l’ottusità e la ferocia dei leader arabi-palestinesi, corrotti e impietosi persino coi loro cittadini, che hanno sempre rovinato ogni accordo possibile. Non ci sarà pace finché la parte araba non accetterà il diritto di Israele di esistere e non cesserà di aggredirlo.”
Ogni parola di quella narrativa è falsa, grottesca persino. Ma finché essa rimarrà la narrativa della maggioranza dell’opinione pubblica italiana e occidentale, voi potrete fare tutte le manifestazioni che volete, tutte le proteste che volete, e non otterrete nulla, nulla di nulla, come nei passati 40 anni. Va fatto altro, VA RI-RACCONTATA ALLA GENTE LA VERA NARRATIVA SU COSA VERAMENTE ACCADDE LAGGIU’. E’ l’unica speranza per terminare il conflitto, l’unica...
Note:
Altre notizie e articoli di Paolo Barnard sulla Palestina qui.
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Contributi: No DALMOLIN: una questione di democrazia diretta
Inviato da: Alex Arrigoni on Monday, October 06, 2008 - 10:42 PM CET
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I primi di agosto avevamo fatto il punto sulla situazione riguardante l'ampliamento della base USA di Vicenza. Tra ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato si è svolta, nelle scorse settimane, una vera propria battaglia giuridica - e medicatica - volta a impedire l'espressione dei cittadini di Vicenza intorno alla vicenda. In poche parole il Governo ha detto, ricorrendo per l'ennesima volta al Consiglio di Stato: "è inutile fare un referendum dato che gli accordi internazionali andranno comunque rispettati". Oggi pubblichiamo il post del Comitato NO DAL MOLIN che parla dell'avvenuta - seppur in via ufficiosa e senza valenza legale - consultazione popolare.
E' stata una bella giornata; su Vicenza, dall'alba, splendeva il sole. Per le strade i furgoni carichi di gazebo e tavoli, mentre davanti alle scuole si radunavano i volontari che avrebbero prima montato e poi aperto i seggi. Davanti alle 32 urne organizzate dal comitato per la consultazione popolare - formatosi 3 giorni fa, dopo la sentenza del Consiglio di Stato - code per tutta la giornata: i vicentini avevano voglia di votare.
Poi, man mano che la sera scendeva, al Media Center di Piazza Castello si affollava la gente; prima a decine, poi a centinaia per seguire con i propri occhi lo spoglio delle schede. Hanno chiuso alle 21.00 i seggi, ma lo scrutinio è finito che era quasi mezzanotte; in una piazza piena di gente ha preso il microfono il notaio del comitato dei garanti che ha snocciolato i numeri: 24.094 votanti pari al 28,56% degli iscritti alle liste elettorali. Di questi, 23.050 sono voti favorevoli all'acquisizione, da parte del Comune di Vicenza, dell'area del Dal Molin: il 95,66% dei votanti, dunque, ha detto no alla nuova base militare statunitense...
Note:
Referendum del blog www.beppegrillo.it sulla nuova base militare DAL MOLIN a Vicenza
È lei favorevole alla adozione da parte del Consiglio comunale di Vicenza, nella sua funzione di organo di indirizzo politico amministrativo, di una deliberazione per l'avvio del procedimento di acquisizione al patrimonio comunale, previa sdemanializzazione, dell'area aeroportuale "Dal Molin" - ove è prevista la realizzazione di una base militare statunitense - da destinare ad usi di interesse collettivo salvaguardando l'integrità ambientale del sito?
Chi vota SI non vuole la nuova base militare DAL MOLIN a Vicenza. Chi vota NO vuole la nuova base militare DAL MOLIN a Vicenza.Chi vota SI è favorevole alla proposta dell'Amministrazione. Chi vota NO è contrario ( polls)
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Articoli & Riflessioni: La crisi in Georgia nasce in Jugoslavia
Inviato da: Alex Arrigoni on Thursday, August 21, 2008 - 11:50 PM CET
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Talvolta in politica nasce il desiderio di dimenticare il passato quando non fa comodo.
I tanti commenti della vicenda georgiana non dovrebbero dimenticare la coerenza.
Quando, dopo la morte di Tito, avvenne la frammentazione dello stato jugoslavo, i governi occidentali si lanciarono in una gara a chi riconosceva prima le richieste secessioniste delle diverse parti, senza prevedere che l’esempio poteva essere riproposto successivamente in altre regioni.
Poiché serviva il riconoscimento del separatismo, questo arrivava celermente, anche al Kosovo, senza alcun problema nonostante l’indirizzo islamico del governo.
Allora le decisioni erano la chiave di un progetto per mettere in crisi, forse definitivamente (si sperava), la Russia. Frammentando e sottraendo ad ogni sua influenza, tutto l’ex blocco comunista, si poteva ipotizzare di mettere in ginocchio la Russia tanto da aspirare alla gestione delle sue ingenti risorse energetiche, gas e petrolio, in maniera più favorevole alle esigenze occidentali: basso prezzo e larga disponibilità, onde attaccare il cartello dei produttori arabi, l’Opec. Così l’Occidente si sarebbe riappropriato dell’egemonia energetica...
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Contributi: Solidarietà per Emergency
Inviato da: Alex Arrigoni on Tuesday, April 03, 2007 - 01:19 AM CET
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Siamo angosciati per la sorte di Rahmatullah Hanefi. Il responsabile afgano dell'ospedale di Emergency a Lashkargah è stato prelevato all'alba di martedì 20 dai servizi di sicurezza afgani. Da allora nessuno ha potuto vederlo o parlargli, nemmeno i suoi famigliari. Non è stata formulata nessuna accusa, non esiste alcun documento che comprovi la sua detenzione. Alcuni afgani, che lavorano nel posto in cui Rahmatullah Hanefi è rinchiuso, ci hanno detto però che lo stanno interrogando e torturando “con i cavi elettrici”.
Rahmatullah Hanefi è stato determinante nella liberazione di Daniele Mastrogiacomo, semplicemente facendo tutto e solo ciò che il governo italiano, attraverso Emergency, gli chiedeva di fare. Il suo aiuto potrebbe essere determinante anche per la sorte di Adjmal Nashkbandi, l'interprete di Mastrogiacomo, che non è ancora tornato dalla sua famiglia.
Domenica 25, il Ministro della sanità afgano ci ha informato che in un “alto meeting sulla sicurezza nazionale” presieduto da Hamid Karzai, è stato deciso di non rilasciare Rahmatullah Hanefi. Ci hanno fatto capire che non ci sono accuse contro di lui, ma che sono pronti a fabbricare false prove.
Non è accettabile che il prezzo della liberazione del cittadino italiano Daniele Mastrogiacomo venga pagato da un coraggioso cittadino afgano e da Emergency. Abbiamo ripetutamente chiesto al Governo italiano, negli ultimi giorni, di impegnarsi per l’immediato rilascio di Rahmatullah Hanefi e il governo ci ha assicurato che l’avrebbe fatto. Chiediamo con forza al Governo italiano di rispettare le parola data.
Note: Per sottoscrivere l'appello!
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Articoli & Riflessioni: Spese militari: perché non ridurle a favore di quelle sociali?
Inviato da: Alex Arrigoni on Wednesday, October 11, 2006 - 11:21 PM CET
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Nelle discussioni sulla finanziaria 2006 si sono sentite poche voci richiedere, come si usava “a sinistra”, una riduzione delle spese militari a favore di maggiore impegno sociale, richiesta tanto più indispensabile oggi che si succedono tagli che colpiscono sempre di più lo stato sociale e le classi più deboli.
Eppure lo spazio per una manovra del genere ci sarebbe, eccome, come dimostrano gli elementi concreti della spesa militare italiana.
La relazione del 2005 del Ministero delle Attività Produttive parla di un fatturato per l’Italia di 6,5 miliardi di euro a fronte di una spesa europea per gli investimenti per armamenti di 50 miliardi di euro. E non si deve dimenticare il famigerato programma d’acquisto di 139 aerei caccia J.S.F., per ora in fase di sviluppo e ricerca, che verrà a costare all’Italia, in più anni, una cifra che si aggira sui 15/18 miliardi: come dire, quasi una finanziaria. La stessa cosa vale per la portaerei Cavour, per le fregate FREMM, per il programma MEADS...
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